I funghi guariscono l’epatite

ma il luogo comune che “fanno male al fegato” resiste

Egregio dottor Ardigò,
un mio amico mi ha insinuato un dubbio. Sostiene che una dieta a base di funghi (i comuni funghi che mangiamo a tavola) deve essere moderata, sennò appesantisce il fegato. Leggo nei suoi articoli, invece, che i funghi curativi lo purificano il fegato, e sono consigliati in molte patologie epatiche, addirittura nell’HIV.
Gentile lettore,
quella che i funghi danneggerebbero il fegato è una banalità, un luogo comune, tanto comune, quanto fasullo. Totalmente falso. È vero il contrario: i funghi sono forse l’alimento più potente per depurare e guarire il fegato dalle epatiti.

I funghi sono epatoprotettori molto più potenti del famoso cardo mariano o del tarassaco

Cordyceps, Reishi e Pleurotus ripristinano una buona funzionalità epatica in ratti intossicati con tetracloruro di carbonio, che è un potente veleno per il fegato. Né il cardo mariano, né il tarassaco sono in grado di fare altrettanto, cioè di eliminare in modo efficace una sostanza tossica per il fegato.

Meccanismi Cordyceps, Reishi e Pleurotus

Cordyceps, Reishi e Pleurotus determinano un aumento degli enzimi antiossidanti. Aumentato l’attività del SOD, della glutatione perossidasi e della glutatione reduttasi anche in ratti anziani con bassi livelli di glutatione (GSH). Aumentando il livello di GSH, migliorano lo status antiossidante nell’età avanzata e riducono le malattie associate ai danni da radicali liberi.

La micoterapia in Italia è una scienza quasi sconosciuta

A proposti del dubbio sollevato dall’amico del nostro interlocutore, mi chiedo come si possano fare certe affermazioni, visto che la loro fondatezza non è mai stata né confermata né, soprattutto, dimostrata. Purtroppo anche medici e persone informate – o che lo dovrebbero essere – ricorrono a queste dicerie. Non l’ho mai sentita dire all’estero, né Europa  né Cina, ma solo in Italia. Del resto, il nostro è uno dei pochi paesi al mondo dove la “scienza” della micoterapia rimane pressoché sconosciuta.

Cordialmente
dr Walter Ardigò

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