Nel diabete, il Maitake è fondamentale per restare giovane

L’iperglicemia e il diabete di tipo 2 sono patologie in forte crescita. Dai cinquant’anni in poi, ne soffre quasi una persona su 4. Il problema, a mio avviso, è che quando si comincia a trattare la glicemia elevata con una terapia farmacologica chimica, convenzionale, ci si avvia lungo una strada senza ritorno. Per niente spensierata. Le energie calano, cominciano gli sbalzi della glicemia, la pressione sale fino a che il diabete non mostra il suo vero volto, attaccando le arterie, il cuore, il cervello, le gambe, gli occhi.

Il Maitake

Il Maitake ha dimostrato di ridurre la glicemia elevata e di possedere un interessante effetto antidiabetico. Alcune tra le cause più diffuse dell’aumento della glicemia sono ancora legate ad abitudini alimentari scorrette, allo stress e alle tossine chimiche che ingeriamo o dalle quali veniamo contaminati. Questo stato di cose innesca i radicali liberi, che rendono gradualmente le cellule muscolari e del cervello non più sensibili all’insulina.

I ricercatori giapponesi promuovono il Maitake

Nelle loro ricerche degli anni 1994-96, il professor Kubo e il professor Namba hanno dimostrato l’azione ipoglicemizzante del Maitake. Somministrato per otto settimane a topi diabetici sottoposti a un’alimentazione ipercalorica, ha tenuto sotto controllo il loro livello di glicemia. La sostanza presente nel Maitake, che riduce l’aumento del glucosio nel sangue, si chiama “frazione-X. Il meccanismo d’azione messo in atto dalla sostanza, consente di attivare i recettori cellulari per l’insulina.

Il Maitake è prevenzione e cura fondamentale

Da queste ricerche emerge in maniera inconfutabile che il Maitake svolge un’azione preventiva fondamentale nei confronti del diabete e delle sue severe complicazioni.

Cordialmente
dr Walter Ardigò

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