Nell’epatite-C l’Agaricus è molto efficace. Approvato dagli scienziati.

Nell’epatite-C l’Agaricus è molto efficace.

Approvato dagli scienziati.

L’Interferone (IFN) è un farmaco comunemente usato nel trattamento dell’epatite C cronica, nonostante il suo tasso di efficacia sia compreso tra il 30% e il 40%, e molti pazienti debbano ricorrere ad altri farmaci concomitanti. Nell’epatite C, l’Agaricus abbassa le transaminasi e riduce la sintomatologia. Il professor Inuzuka dell’Istituto di Farmacologia dell’Università di Tokyo, e anche altri scienziati, hanno studiato l’Agaricus blazei riuscendo a documentare la sua notevole efficacia nella cura di questa patologia.
20 pazienti affetti da epatite cronica di tipo C (di cui la metà uomini) hanno assunto l’Agaricus blazei due volte al giorno, per 8 settimane. I risultati dell’esperimento hanno evidenziato una riduzione dell’80% dei livelli sierici di transaminasi (GTP), senza che siano comparsi effetti collaterali degni di rilievo.

Nell’epatite C, l’Agaricus abbassa le transaminasi e aumenta l’effetto anti-infiammatorio

L’Agaricus – somministrato per 3 mesi a 15 pazienti – ha ridotto in modo significativo le transaminasi GPT, alterate dall’epatite C. In un mese, con l’Agaricus è diminuita da 135,5 – valore di partenza – a 98,1 UI/L. Nello stesso arco di tempo anche l’indice di attività dei globuli bianchi detti Natural Killer (NK) è salito dal 53,6 % – valore di partenza – a 61,5 %. Tali risultati suggeriscono che l’Agaricus ha un meccanismo antinfiammatorio che riduce la progressione dell’epatite C cronica, migliorando anche i valori del sangue. (Kurihara T., 1999)

Nell’epatite-C l’Agaricus ha ridotto la presenza del virus-C

Il professor Grinde, del Dipartimento di Malattie infettive dell’Università di Oslo, in Norvegia, ha documentato che la somministrazione di Agaricus blazei ha prodotto in una settimana di trattamento una lieve diminuzione del virus dell’epatite HCV. Naturalmente, il lieve miglioramento in un così breve arco di tempo è un elemento interessante perché gli effetti dei funghi, di solito, richiedono dalle quattro alle sei settimane.

Nell’epatite-C l’Agaricus rende sensibili all’α-interferone

In realtà, lo studio del professor Grinde presenta un altro importante elemento da tenere in considerazione. Il trattamento con l’Agaricus b. ha reso sensibili all’α-interferone i pazienti con epatite-C, che prima erano risultati resistenti. Ciò dimostra che Agaricus e α-interferone sono un utile abbinamento.

Conclusione generale

Nell’epatite-C i farmaci attualmente usati non sono molto efficaci e danno effetti collaterali anche pesanti.  Le ricerche sin qui condotte hanno dimostrato che Agaricus blazei Murill è un rimedio molto utile nel trattamento dell’epatite, ed è capace di ridurre il valore alterato delle transaminasi dell’80%.

Cordialmente
dr Walter Ardigò

Bibliografia

  • Grinde B., Hetland G. and Johnson E. “Effects on gene expression and viral load of a medicinal extract from Agaricus blazei in patients with chronic hepatitis C infection” International Immunopharmacology Volume 6, Issue 8, August 2006, Pages 1311-1314
  • Inuzuka H Yoshida T. “Clinical utility of ABCL (Agaricus Mushroom Extract) treatment for C-type hepatitis.” Japanese Pharmacology and Therapeutics, (2002) 30, 103-107.
  • Kurihara T., Deguchi S., Tamai N., Yanagisawa A., Tanaka Y., Furukawa M., Tsuchiya M., Akimoto M. et Yokoyama I. “Effects of Agaricus Hexoses of Carbohydrate Complex (Agaricus HCC) for the Treatment of Chronic Hepatitis C.” Journal of Clinical Therapeutics & Medicines (1999) Vol.15: no.1, (107-111)

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