Psicosomatica del sistema digerente:

esofago, stomaco, fegato e cistifellea. Alcuni significati simbolici

Le malattie del sistema digestivo


I problemi a carico del sistema digestivo ci parlano quasi sempre della difficoltà a inghiottire, digerire, assimilare ciò che avviene nella nostra vita. “Non ho potuto mandar giù quello che mi hai detto” oppure “non ho ancora digerito quello che hai fatto” oppure, ancora, “questa cosa mi è restata sullo stomaco”: sono tutte espressioni popolari e calzanti, che riferiscono – indirettamente e per via simbolica – della parte del nostro corpo che viene coinvolta. 
L’esofago
 rappresenta la nostra capacità di accogliere.

Le malattie dell’esofago


Le esofagiti esprimono – simbolicamente – un boccone troppo grosso e amaro, che non riusciamo a buttare giù. Di qualcosa – se stessi o ciò che la vita ci offre – che non riusciamo o sappiamo accettare.
Si tratta spesso di una situazione che non riusciamo a digerire e nemmeno a espellere, che non va né su né giù, insomma. Che non si sblocca e che rimane sul gozzo. Spesso si tratta di auto­svalutazione, di rabbia nel vedere come i nostri sforzi siano sottovalutati o trascurati. Si ha l’ingiusta percezione che chi ci è vicino (un fratello, un amico, un collega…) abbia molta più capacità e talento di noi.

Lo stomaco


Digerisce gli alimenti solidi e liquidi che consumiamo, in modo che siano assimilati sotto forma di nutrimento materiale. Gli alimenti solidi sono più ricchi di energia, ma più impegnativi da digerire, da trasformare, da preparare e da trasferire all’intestino.
È una sorta di “betoniera” che impasta, mescola, scioglie – grazie all’acido cloridrico – gli alimenti ingeriti, la materia alimentare. Lo stomaco simboleggia dunque la capacità di accettazione.

Le malattie dello stomaco

Come nelle esofagiti, anche i problemi di stomaco segnalano situazioni che non sono state “digerite”, che rifiutiamo (vomito), che troviamo ingiuste, che fanno male (dolori) o che ci mandano in collera (bruciori, gastrite). Una grossa preoccupazione, un’ingiustizia o anche una colpa commessa rimasta sullo stomaco – che non si scioglie e che scava –, può originare spesso in un’ulcera.
Si tratta sovente di problemi che riguardano il mondo del lavoro oppure la gestione famigliare (questioni educative con i figli, per esempio), situazioni ed eventi che cerchiamo di “impastare”, di sciogliere, ma che non riusciamo a gestire in maniera oculata e risolutiva.
L’ulcera, un tempo, era la “malattia preferita” degli uomini d’affari, come per gli studenti lo erano i crampi o l’acidità di stomaco prima di sostenere un esame a scuola. Oggi le cifre sono diminuite, soprattutto perché sappiamo tante più cose e conosciamo parecchi farmaci che aiutano lo stomaco a… “tacere”.

 

Dolori di stomaco

Che cosa mi è difficile digerire, accettare?

 

Vomito

Che cosa rifiuto?

 

Bruciori di stomaco

Quale situazione trovo ingiusta e mi brucia?

 

Gastrite

Perché mi brucia così tanto che non mi senta rispettato o apprezzato? Che cosa c’è che non va nella situazione che sto vivendo?

 

Ulcera gastrica


Per quale situazione mi sento impotente a tal punto che, ogni volta che ci penso, mi lascio rodere interiormente da odio o da rancore?

 

Il fegato


Il fegato è un organo estremamente elaborato e polivalente, il più grande del corpo umano. Nella digestione secerne la bile, filtra il sangue e tutte le sostanze nutritive assimilate dall’intestino tenue e crasso, che vengono poi convogliate attraverso la vena Porta, a cui si aggiunge il sangue refluo dal Pancreas:
Quello del fegato è in realtà un doppio filtro:
  • un filtro macroscopico fatto di cellule (di Kupfer) che fagocitano ed eliminano batteri virus e tossine di grandi dimensioni;
  • un filtro più fine, costituito da tutte le altre cellule del fegato (il 90% dell’organo), un vero e proprio laboratorio di trasformazione, che produce e regola glicemia, grassi e costruisce proteine minerali.

 

Le malattie del fegato


Anche i problemi epatici indicano, beninteso, che nella nostra vita ci risulta difficile “digerire” qualcosa, ma con una sfumatura più sottile rispetto a quanto si manifesta nelle patologie dello stomaco.
L’emozione principale associata al fegato è la collera e i suoi sintomi – epatite e transaminasi – esemplificano un conflitto psicologico talmente non risolto che siamo portati a reagire alle sollecitazioni della vita in maniera eccessiva, sproposita, patologica appunto.
Regolare i nostri problemi con il mondo esterno urlando – e con abnormi manifestazione di collera – equivale a mobilitare tutta l’energia del fegato in un’unica direzione, sottraendone altre dosi, essenziali e necessarie, al suo funzionamento.
Può accadere anche il contrario, ossia che il paziente trattenga sistematicamente all’interno la collera repressa o trattenuta. In entrambi i casi gli esiti sono un malfunzionamento del fegato e condizioni patologiche più o meno gravi, a seconda dei casi e dell’intensità del fenomeno.

 

La cistifellea


La cistifellea funziona in stretto contatto con il fegato, raccogliendo e concentrando la bile che quest’ultimo secerne, distribuendola nell’intestino tenue. La bile permette la digestione degli alimenti grassi.

 

Le malattie della cistifellea


I calcoli biliari sono formati da depositi di colesterolo o di calcio e la formazione è causata – sotto il profilo psicosomatico – da giudizi severi o rancorosi su noi stessi, su chi ci sta intorno o sulla vita in generale.

 

Alcune domande da porsi

 Quali pensieri nutro verso me stesso e le persone che mi circondano?
E sulla vita? Sono pensieri duri? Provo rancore?

 

Cordialmente
dr Walter Ardigò

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