Testimonial: Ragadi perianali

ore di lavoro in auto e Maitake

Raffaele è un informatore farmaceutico e da parecchio tempo vorrebbe cambiare lavoro perché non ce la fa proprio più.

Raffaele è un biologo di 42 anni. Per svolgere al meglio la sua professione di informatore farmaceutico deve visitare ogni giorno i medici di base della sua zona di competenza e percorrere centinaia di chilometri in auto. Con il passare del tempo, queste condizioni di lavoro gli hanno causato alcuni problemi di salute. Nel caso di Raffaele, le ragadi, ossia piccole ferite vicino allo sfintere anale.
A causa del caldo o del sudore, può capitare infatti che la zona s’infiammi e arrossisca facilmente. Al bruciore si aggiunge spesso anche il fastidio.
Con la defecazione le cose peggiorano, il dolore si fa ancora più intenso e può verificarsi del sanguinamento.

La causa

In questo caso, le ragadi sono insorte in seguito alle emorroidi, di cui Raffaele soffre da alcuni anni. Una situazione ancora più difficile si manifesta quando le ragadi sono una complicazione della Rettocolite ulcerosa.

Raffaele non ce la fa più, si sente costretto a cambiare lavoro

Raffaele si è convinto – a ragione – che sono le sue quotidiane e non facili condizioni di lavoro a ostacolare la guarigione delle ragadi, che continuano a spaccarsi e a “ulcerarsi”.
Quando va incontro a periodi più o meno prolungati di stitichezza, l’evacuazione diventa quasi una tortura. Tanto che, pur essendo appassionato al suo lavoro, comincia a valutare seriamente l’ipotesi di cambiarlo, senza badare troppo alle conseguenze. La sua salute, se lo ripete spesso, è la vera priorità. La cosa davvero importante. Il lavoro viene dopo.
Raffaele è venuto a conoscenza della terapia che usa i funghi curativi da una sua collega informatrice e, dopo le immancabili navigazioni su internet alla ricerca di informazioni, decide di sottopormi il suo problema.

L’alimentazione, la psiche i funghi e la verza

Durante il primo consulto, Raffaele rimane affascinato dalle mie risposte perché i medici a cui si è rivolto in passato – mi confida – gli hanno consigliato la stessa cosa per le sue ragadi: applicare nella zona interessata questa o quella pomata, con o senza cortisone. I risultati sono stati variabili, anche buoni, ma tutti di carattere passeggero. Soltanto la mitica pomata cortisonica sortisce qualche effetto, ma Raffaele non vorrebbe diventarne schiavo…
In realtà, le uniche soluzioni da proporre per risultati seri e duraturi riguardano la somministrazione di una dieta che favorisca l’attività dell’intestino.
L’assunzione di Auricularia e Reishi, che sono anti-stress, si rivela molto utile perché la zona anale è – caratteristicamente – la sede psicosomatica del trattenere, del non voler lasciar andare. Quando la situazione si aggrava o ci cronicizza, emergono i sintomi descritti da Raffaele.
Ricordiamo che, come impacco esterno, anche l’applicazione della verza biologica è un grande rimedio che favorisce la guarigione delle ferite.

La ricetta completa che ho prescritto

Maitake, Reishi e Auricularia per 3 mesi.
Dieta e impacchi con verza biologica

Maitake e Reishi

Entrambi sostengono le difese immunitarie, tengono pulite le ferite, prevengono la formazione di eventuali ascessi o di infezioni. Sono dotati anche di un discreto effetto antidolorifico.

Il Maitake

Il Maitake migliora l’infiammazione intestinale e tende a favorire la cicatrizzazione cutanea delle ragadi perianali.

Il Reishi

Il Reishi ha un effetto simile a quello del cortisone. (Vedi Reishi)
Inoltre, ha un effetto rigenerativo sulla pelle.

L’Auricularia

Svuota l’intestino senza sforzo con regolarità, riducendo al minimo dolore e sanguinamenti. È un ottimo ansiolitico e antistress.

Conclusione

Nei primi quindici giorni di trattamento, Raffaele non aveva assistito ad alcun miglioramento. Anzi, scoraggiato e deluso, stava per abbandonare la terapia.  Solo uno sforzo di volontà, e la speranza di guarire, lo hanno convinto a proseguire. Improvvisamente, nella terza settimana, i primi, rapidi, miglioramenti. Intanto, ha cominciato a evacuare senza più dolore e con pochissime perdite di sangue (anzi, a volte erano del tutto assenti). Poi la pelle ha cominciato a cicatrizzare, i dolori sono diminuiti fino a che, nell’arco di altri 5-6 giorni, non sono spariti del tutto. Inutile dire che a Raffaele, dopo anni di sofferenze, sembrava di toccare il cielo con un dito. Ho consigliato di proseguire con i tre funghi per altri tre mesi. Adesso, anche il lavoro di Raffaele è tornato a essere la piacevole occupazione di un tempo.

Cordialmente
dr Walter Ardigò

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